Nuovo Teatro Verdi  - Brindisi  


Il 1890 è un anno importante per la città di Brindisi. Con le elezioni amministrative di luglio Engelberto Dionisi, brindisino d'adozione ed anconetano di nascita, è eletto sindaco.

Dionisi èun uomo moderno: banchiere ed imprenditore ma anche uomo colto e raffinato sa bene che alla città, alla cui crescita demografica in quegli anni si era accompagnata un'altrettanto veloce crescita economica e sociale, serve un vero teatro lirico.

Nel 1890 l'attivissimo sindaco acquista i terreni che si affacciano su piazza Cairoli e su cui verrà eretto il teatro.

Una scelta logistica oculata, che pone la costruzione del teatro, di stile neoclassico, all'incrocio di 3 strade, prospiciente una piazza di grandi dimensioni come piazza Cairoli e sull'asse viario più importante, quello che unisce il porto alla stazione.

È l'ingegnere ed architetto milanese Achille Sfondrini il primo progettista contattato dal sindaco Dionisi e dal Consiglio comunale. Uno specialista nella costruzione di teatri, che aveva al suo attivo la progettazione del Teatro Costanzi di Roma e del Teatro Sociale di Busto Arsizio.

Alla fine del 1892 il progetto Sfondrini è consegnato al Comune di Brindisi: il teatro, che nelle intenzioni dell'Amministrazione sarebbe stato dedicato a Dante Alighieri, avrebbe avuto a disposizione una platea da 120 posti comuni, 60 posti numerati e 30 poltrone.

I palchi sarebbero stati 30 sia per il primo che per il secondo ordine, senza contare quelli di proscenio e quello"del prefetto". Al di sopra dei palchi, la Galleria ed il Loggione, divisi in 6 sezioni con 70 posti distinti e 180 comuni.

Nel progetto Sfondrini sono contemplati anche l'arredamento e la decorazione interna del teatro: decorazioni in stucco lucido per i palchi di 1° ordine ed il parapetto della galleria, stucchi a rilievo tematici per quelle dei palchi di 2° ordine e l'arco di boccascena. La sottocupola sarebbe stata decorata a tempera dal pittore romano Alessandro Bazzani con scene ispirate alla Divina Commedia.

Carta di Francia, rossa a fiorami dorati, avrebbe rivestito i palchi, velluto cremisi per i tendaggi, poltroncine e sedie in paglia di Vienna avrebbero completato l'arredamento dei palchi.

Ma polemiche, ritardi ed accuse fanno risolvere il contratto tra l'Amministrazione e l'ingegnere Sfondrini.

Nel 1894 il testimone passa all' "illustre ingegnere Corrado Pergolesi, autore e costruttore del grande teatro di Corfù". Del vecchio progetto rimane sostanzialmente inalterato solo il disegno del prospetto.

La facciata su Corso Umberto è caratterizzata da un ampio porticato, antistante l'ingresso principale, per il transito e le fermate delle carrozze; il corpo di fabbrica, costituito da parallelepipedi con copertura a doppia falda. Il corpo centrale, corrispondente alla platea, è sormontato da una grande cupola rivestita da lastre di zinco.

All'interno sono attuate importanti modifiche: è creato un terzo ordine di palchi, il palcoscenico viene ingrandito, l'arco di boccascena rialzato, è completata la sala concerti ed il rinforzo dei tetti. Vengono aggiunti nuovi corpi di fabbrica. L'arredamento prevede"…stucchi, tappezzerie e nuove pitture, cancellando quelle che si trovano e costruendo un parterre in legno, rendendolo così solido e bellissimo".

I lavori di decorazione della cupola sono affidati a Mario Spinetti ed hanno come soggetto, sempre in considerazione dell'intitolazione del teatro a Dante Alighieri, episodi della Divina Commedia.

I lavori iniziano nel 1895, appaltati all'impresa Manco sotto la direzione di Pergolesi e la sorveglianza di una Commissione comunale. Ma dopo alterne vicende, che vedono la liquidazione dell'impresa appaltatrice e dello stesso Pergolesi e l'affidamento del progetto ad ingegneri locali, i lavori sono finalmente completati nel 1903. Il Lirico intanto ha cambiato nome: la morte di Giuseppe Verdi nel 1901 e la grande emozione scatenata nel Paese fa sì che il teatro sia dedicato all'illustre Maestro.

L'inaugurazione ufficiale del Verdi il 17 ottobre del 1903 è un grande evento: è rappresentata la Traviata, doveroso omaggio al Maestro di Busseto. La gestione dell'inaugurazione è affidata all'avvocato Mazzari, appassionato cultore di musica, che contatta la compagnia diretta da Carlo Scalisi, direttore d'orchestra al S. Carlo di Napoli. Il programma inaugurale prevede, oltre alla Traviata, Rigoletto, Boheme, Lucia di Lammermoor, Cavalleria Rusticana.

Il teatro ed i suoi spettacoli riscuotono un grande successo. Ma dal 1930 inizia il lento declino del teatro Verdi.

Gli introiti che provengono dagli spettacoli, anche a causa della limitatezza dei posti, non sono più sufficienti a coprire i costi di gestione.

Inoltre il teatro abbisogna di una serie di continui interventi manutentivi di seria entità, ai quali l'Amministrazione comunale non è più in grado di far fronte.

Così, fin dal 1937, cominciano a pervenire richieste per farlo funzionare come cinematografo; richieste rigettate con fermezza dal prefetto fino al 1940, anno in cui cessa la gestione diretta del Comune a favore di una privata: il Verdi è utilizzato anche come cinematografo.

Le rappresentazioni riprendono, dopo la fine della guerra, nel 1948. Ma si verificano avvenimenti negativi che sono l'inizio della decadenza dei teatro: nel 1949 una bufera di vento provoca gravi danni alla copertura dei salone dei concerti; nel 1951 un fortunale danneggia la cupola dei teatro staccando alcune lamiere; nel 1956 il ciclone abbattutosi sulla città devasta ancora una volta la copertura della cupola.

Le spese di manutenzione sono continue ed estremamente onerose; l'Amministrazione comunale, in considerazione anche dello stato di degrado in cui il teatro versa, comincia a pensare alla sua demolizione. Non vi è nessun segno di opposizione alla demolizione e così il 23 Agosto del 1956 la Questura emette l'ordine di chiusura del teatro per motivi di pubblica incolumità. Il 30 Settembre il Commissario prefettizio Prestipino decreta il suo abbattimento. Ci vorranno tre mesi, da febbraio a maggio del 1960, perché il teatro Verdi venga demolito, fra l'indifferenza generale di amministratori, politici e cittadini.

Così la Città di Brindisi è stoltamente privata dei suo più significativo gioiello architettonico.




C'era una volta...
Il nuovo Teatro Verdi